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Considerazioni sceme sul cloud computing

Per chi è nato 47 anni fa come me, le nuvole erano la casa degli angioletti oppure il luogo dove la bisnonna era andata in villeggiatura dopo la dipartita terrena.

Ora il cielo si riempie di hardware, software e dati.

Bisogna utilizzare il cloud, lavorare su programmi non nostri, installati chissà dove nel mondo e lasciare il risultato del nostro lavoro su un qualche server perso nello spazio siderale.

Tutti i nostri dati, dai più sensibili, come i numeri delle carte di credito, ai più importanti, come la foto in perizoma della nostra ultima conquista, sono ora custoditi sulla rete. 

Un posticino, quest’ultimo, spesso frequentato da persone molto brave a non farsi i cazzi propri.

Se  il cavernicolo che c’è in noi non può rinunciare a custodire i fatti nostri a casa nostra, allora è d’obbligo il backup, la sincronizzazione o la replica dei dati sul cloud.

Teniamoci pure le nostre cose al sicuro, ma duplichiamole sulla rete….

 Dicono si cucchi pure con questa nuova tecnologia: solo utilizzando cloud telefono tablet e programmi con una “i” davanti, tutti rigorosamente dal design strafigo.

 Cuccare al giorno d’oggi ha la sua importanza.

 MA…

Un sistema che opera sul cloud deve necessariamente utilizzare una linea di trasmissione dati, seria affidabile e veloce.

 In Italia la situazione della banda larga è tragicamente simile a quella delle Isole Svalbard (mi perdonino gli orsi polari):

per avere un supporto decente si spendono decine di migliaia di euro in un anno per una fibra ottica dedicata.

Oppure si passa alla famosa rete cellulare 4G .

Tutti noi ci dovremo trasferire, in pianta stabile, in una qualche area di servizio della A1 oppure a Milano che diventerà così una megalopoli da 20 milioni di abitanti che smanettano ( a gran velocità) con l’iPhone

Non disponendo di budget adeguato o non essendo ubicati nelle poche zone coperte da servizi degni di un paese, come il nostro, che sa raddrizzare un enorme barcone incagliato al Giglio, ci accontenteremo della ADSL in offerta .

Nel canone: 5 indirizzi mail compresi, la suite di sicurezza che non ti lascia fare una mazza appena acceso il pc, due linee telefoniche, il tablet, 2 pentole  antiaderenti,  modem/router wi-fi cinese ma brandizzato dal gestore, messaggi illimitati e customer care (in Polonia) dedicato.

 Fino a qualche mese fa regalavano pure il peluche del pinguino canterino della pubblicità.

 Lavoreremo con molta calma: la banda è “nominale”, pagheremo 20 Mega ma non li raggiungeremo mai.

 La linea non funzionerà per un paio di volte al mese e saremo noi a dovercene accorgere.

 Se non chiameremo il servizio clienti, resteremo  isolati per sempre.

Dopo opportuna profilassi neurorilassante, saremo quindi costretti a telefonare per segnalare il guasto.

Dopo minuti e minuti di attesa, passati ad ascoltare il promo del gestore, grazie al quale sappiamo che ora il nostro contratto costa la metà di quanto sborsiamo noi, Svetlana del call center, ci chiederà se l’alimentazione elettrica è presente.

Poi cadrà la linea…

Il nostro amico Hamish, residente nell’unico condominio in città toccato dalla mano del Signore, raggiunto dalla super-megainternet-rete-fibra-turbo-plus, disporrà invece  di una connessione a velocità supersonica, senza sapere cosa farsene, felice di continuare a usare (in locale) il suo Moleskine tascabile.

 

Paolo ( chiedo scusa a tutti per la immonda stupidità di queste righe)